Amici e Testimoni di Fede

Il racconto di ciò che Don Giuseppe e Don Fabio portano nel cuore

Domenica 12 luglio i Gorlesi hanno salutato con grande affetto i loro due sacerdoti: Don Giuseppe, per tredici anni parroco, e Don Fabio, per cinque anni coadiutore nella nostra unità pastorale.
In un corteo festoso i due sacerdoti sono stati accompagnati dalla Chiesa di San Carlo fino in Piazza Martiri della Libertà, dove sono stati accolti dal suono festoso della banda musicale, per poi indossare le vesti liturgiche e concelebrare insieme la messa. La festa è proseguita con un grande pranzo e dei piccoli giochi di animazione.

Le persone presenti erano molte ed hanno dimostrato l’affetto che Gorla ha da sempre nutrito per i sacerdoti, che in essa hanno svolto il loro ministero in questi anni. Sia per Don Giuseppe che per Don Fabio l’incarico svolto a Gorla non era il primo mandato da sacerdoti. Don Giuseppe, sacerdote da trent’anni, prima di venire a Gorla, aveva ricoperto il ruolo di coadiutore a Vedano Olona e poi a Tradate; Don Fabio, da undici anni sacerdote, era stato coadiutore presso la parrocchia di Baranzate.

Per salutarli abbiamo rivolto loro un’intervista nella quale ci raccontano sia il vissuto dell’esperienza passata a Gorla, sia come si preparano a vivere le nuove esperienze: per Don Giuseppe quella di prevosto di Magenta, per Don Fabio quella di vicario parrocchiale a Saronno, nella parrocchia “Regina Pacis”.

Pensando a Gorla, cosa pensate di lasciare di vostro e cosa vi portate via?
Che cosa vi resta nel cuore dalle esperienze vissute in questi anni?

Don Giuseppe

Da Gorla porto via un grande amore che anche in questi giorni mi viene dimostrato con tanti segni, strette di mano, abbracci, qualche lacrima. Mi sono sentito molto amato, un amore concreto se penso anche all’amore con cui sono stato aiutato ad accompagnare mia mamma nella sua malattia e se penso allo stesso con cui ho condiviso la corresponsabilità pastorale. Penso di non aver lasciato niente di mio, ho cercato di comunicare che si può davvero amare Cristo. Ho lasciato un’indicazione “teniamo fisso lo sguardo su Gesù, solo Lui ci è necessario”.

Don Fabio

Porto con me nel mio cuore la memoria di volti e di relazioni, che ho vissuto in questi cinque anni nelle tante esperienze di comunione fraterna, soprattutto quelle vissute all’interno dell’unità pastorale come le vacanze in montagna. Spero di aver lasciato il buon profumo di Gesù Cristo.

Conoscere persone, condividere momenti, emozioni, amicizie, camminare con delle persone e poi doverle lasciare, come è possibile umanamente accettare ciò?

Don Giuseppe

Non ci lasciamo, ci si incontrerà di meno, ci saranno meno occasioni di vedersi, ma se uno vuole bene ad una persona cerca di incontrarla. Ad un sacerdote succede di condividere tutto della vita di una persona dalla gioia di un battesimo o un matrimonio, alla tristezza di una malattia e di una morte. Questo di certo non lo si può lasciare perché è la vita che si dona.

Don Fabio

L’esperienza che ho fatto nella mia vita è quella di attaccarmi e affidarmi ad altro, non alle cose o alle persone poiché se una cosa è vera non passa, continua, con una modalità diversa ma continua. So che le vere amicizie non finiscono. Ad esempio quando ci si sposa il rapporto che si ha con i propri genitori rimane, se è vero e solido. Spero e affido al Signore Gesù questo, che le amicizie vere continuino!

Avete ancora un sogno per questa parrocchia?

Don Giuseppe

Certo, il sogno della concretezza tra il dire e il fare. Dicevo sempre, non c’è in mezzo il mare ma il cuore e spesso parlavo di quella concretezza che è costituita dall’ascolto del Signore, guida essenziale nelle decisioni e in azioni concrete. Questo è il sogno che ho sia per la comunità di Gorla che per Magenta. Ho un altro sogno che in questo momento dedico a Gorla: continuiamo a camminare insieme muovendoci bene, amandoci!

Don Fabio

Non saprei perché come metodo ho usato quello di stare dentro alle cose e vedere cosa succedeva, certo è chiaro che uno vorrebbe tutto il meglio ed è giusto che si facciano grandi sogni, ma io mi sono sempre basato sulla realtà nella quale vivevo pertanto non saprei indicare un sogno.

Come avete vissuto il momento nel quale il vicario episcopale vi ha contattato per proporvi il nuovo incarico? Come vi preparate a vivere la nuova esperienza?

Don Giuseppe

Il 10 febbraio mi trovavo in Duomo e alla proposta del Vicario, dissi: “il Cardinal Martini 35 anni fa venne qui in obbedienza. Anche io 30 anni fa promisi obbedienza all’Arcivescovo; con quest’obbedienza rispondo alla proposta di andare a Magenta come Prevosto”.

Don Fabio

Ho accettato con obbedienza l’incarico propostomi dal Vicario. Mi preparo a vivere guardando quello che già c’è, affidandomi alla realtà nella quale sono chiamato ad operare cercando di essere semplice di cuore per accogliere l’esperienza che la chiesa mi propone.

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