Due gorlesi dalle Alpi al mare

Gorla Maggiore – Barcellona in bicicletta

Raccontiamo questa avventura su due ruote perché possa muoverne o ispirarne di nuove. E poi l’avevamo promesso alla nostra coetanea, neodirettrice del Periodico della Comunità prima di partire, se tutto fosse finito bene.
Quando si sta in sella così tanto, “l’onda lunga dell’asfalto schiaccia le parole” e diventa davvero difficile anche per quest’ultime rendere l’immagine fatta di colori, persone e paesaggi colti dagli occhi lungo la strada. Sono ricordi visivi, una sequenza di istantanee di realtà vissuta che la fotografia cerca di fissare nel tempo.
Vi proponiamo un riepilogo delle 11 tappe lasciando che siano le foto a dire ciò che non riesce alle parole:

01 | Novara – Asti
Per i due gorlesi pedalata mattutina da Gorla a Rescaldina. Bici sul treno e arrivo a Novara dove li attende il terzo compagno d’avventura. Foto di rito in centro, belli carichi da tutti i punti di vista, pronti, via. Asti viene raggiunta nel primo pomeriggio dopo interminabili rettilinei tra i campi e alcune frizzanti salitine nel finale sempre sotto un sole feroce.
Curiosità: durante una sosta dettata dal caldo infernale ci viene offerta acqua fresca per le nostre borracce vuote da una giovane e solare gestrice di un agriturismo alla quale diciamo dove siamo diretti. La parola Barcellona pronunciata a più di 1000 km di distanza ispira simpatia al prossimo e lo rende partecipe per qualche istante della nostra ardita impresa.

02 | Asti – Sampeyre
Necessità logistiche ci trattengono più del previsto in città e la partenza avviene in tarda mattinata all’apice della canicola. La campagna astigiana è un crescendo di vigneti e di calore che non dà tregua. Registreremo una temperatura max di 42°C che ci costringe a fare soste prolungate. Alla vista delle montagne siamo sollevati, ma si comincia a salire sul serio. Arriveremo a Sampeyre (1000m s.l.m) in serata dopo una lunga, ma costante ascesa lungo la Valle Varaita.
Curiosità: bere d’estate acqua a 30°C da una borraccia di plastica è tremendo. A Sampeyre di notte le lucciole brillano tanto quanto le stelle. Spettacoli della natura

03 | Sampeyre – Embrun
Partiamo presto, la lezione ci è servita e dobbiamo valicare il Colle dell’Agnello nonché il confine tra Italia e Francia a 2744 m s.l.m. Il verde dei boschi che attraversiamo salendo per una ventina di km ci dà speranza. A 10 km dalla vetta inizia la sfida vera, ciò per cui ci siamo allenati da mesi. Arrampicata solitaria di 10 km con una pendenza media del 10%. Vediamo la cima, i turisti ci acclamano in francese “allez, allez, allez”, è fatta. Sole e vento contro sferzanti anche per i 40 km di discesa che seguono, ma vista mozzafiato. Arriviamo ad Embrun, siamo in Francia, stanchi ma felici.
Curiosità: dal valico del Colle dell’Agnello si vede il Monviso, la sua cima è molto vicina, acqua fresca in abbondanza, mucche e cavalli neri in libertà.

04 | Embrun – Serres
Tappa immersa nel Parc naturel régional des Baronnies provençales. Prati di color verde e oro, lavanda, laghi e fiumi alpini, formazioni rocciose suggestive lungo il percorso. L’aria più fresca ci fa dimenticare il caldo, ma il vento è nemico. A pochi km dal paesino di Serres bagniamo i piedi nelle gelide acque del fiume Buëch. Sappiamo che da lì in avanti scenderemo di quota fino al mare e le temperature torneranno a salire.
Curiosità: Serres è uno dei pochi comuni francesi aventi un nome palindromo.

05 | Serres – Carpentras
Da un dipartimento all’altro della Provenza, il paesaggio cambia. Scorrono ai lati della strada distese di lavanda e campi di grano, vallate scavate dai torrenti alpini e pareti rocciose, infine kilometri di vigneti fino a Carpentras che raggiungiamo a metà pomeriggio. Vento sempre contro, implacabile.
Curiosità: nel Medioevo Carpentras fu la prima sede del papato “avignonese”, nella sua cattedrale è custodito come reliquia un chiodo che si ritiene provenga dalla croce di Cristo.

06 | Carpentras – Montpellier
La tappa più lunga dell’intero viaggio, 126 km. Il tessuto urbano prende il sopravvento mentre passiamo dalla regione della Provenza a quella della Linguadoca-Rossiglione. Dopo 20 km dalla partenza ci fermiamo nella storica città di Avignone e attraversiamo uno dei ponti che la collegano all’altra sponda del Rodano. I successivi 100 km sono lunghi e assolati tratti di strada intervallati da campi e centri abitati. Il caldo è forte, ma del resto siamo ormai quasi sul mare. In prossimità della città di Montpellier vediamo il primo cartello stradale che indica Barcellona.
Curiosità: Avignone è stata città papale dal 1316 al 1423, Montpellier è città universitaria che mescola storia e modernità; un quarto della sua popolazione è composta da studenti.

07 | Montpellier – Gruissan
Percorriamo gran parte dei 110 km totali su strade secondarie di campagna o sterrate, circondati da vigneti e macchia mediterranea. Le ruote delle nostre bici diventano bianche per la polvere e le cicale fanno un concerto assordante.
Gli ultimi 30 km sembrano interminabili, ci avventuriamo tra gli stagni e i porticcioli tipici della zona lottando contro una fortissima corrente d’aria che ci viene incontro dal mare. Arrivati a destinazione. Giù le bici, tutti in mare a rinfrescarci le idee.
Curiosità: scopriremo su redbull.com che Gruissan è al 3° posto nella classifica dei 7 luoghi più ventosi al mondo dove praticare windsurf.

08 | Gruissan – Saint Cyprien
Partiamo con il vento a sfavore e ci rassegniamo ad averlo così per tutto il tragitto. La strada a scorrimento veloce non permette di abbassare la guardia e il dispendio di energie è notevole. Maciniamo asfalto e dopo un bel saliscendi, a metà percorso in località Salses-le-Château, vediamo su di una collina la porta dei Paesi Catalani.
Idealmente la varchiamo e pensiamo già al confine di stato che l’indomani passeremo. Ben presto sole battente, difficoltà nel trovare acqua e disidratazione ci riportano sui pedali. Fortunatamente riusciamo a recuperare acqua fresca e con le ultime energie chiudiamo la tappa in agilità. Andiamo al mare e in lontananza vediamo i Pirenei.
Curiosità: il Rossiglione è una regione storica della Francia che identifica quella parte del principato di Catalogna passata alla Francia in virtù del Trattato dei Pirenei (1659).

09 | Saint Cyprien – L’Escala
Consumiamo la tradizionale colazione alla francese onorando così la festa del 14 luglio e la nostra ultima mattina in Francia. Dopo 10 km in piano inizia un’altalena di salite e discese, intervallate da stupendi paesaggi mediterranei, vento, sole e sete. Siamo sull’ennesima collina della catena pirenaica (Coll dels Belitres) quando vediamo l’indicazione della frontiera spagnola. Al 40°km passiamo il confine: siamo in terra iberica, o meglio, in Catalunya!
Al km 55 lasciamo la costa e per i successivi 40 pedaliamo sotto un sole muy caliente attraverso la realtà rurale della provincia di Girona fatta di campagne, macchia arbustiva, greggi e borghi antichi.
Arriviamo a l’Escala in tempo per immergerci nelle acque del suo golfo e nella notte catalana.
Curiosità: dal valico di Coll dels Belitres passarono nel febbraio 1939 circa 100.000 rifugiati spagnoli in fuga dal regime fascista di Francisco Franco che sarebbero stati i precursori della lotta antifascista in Europa.

10 | L’Escala – Calella
Barcellona dista 150 km, abbiamo le ultime salite da affrontare. Pedaliamo nell’entroterra, immersi in un contesto collinare suggestivo tinto del giallo dei campi di grano e del verde dei boschi fino a raggiungere il punto più alto del massiccio de “les Gavarres” in località S.Pellaia a 353m s.l.m. Scendiamo e siamo a metà tappa. I 45 km mancanti li percorriamo alternando saliscendi “taglia gambe” ad interminabili tratti controvento della strada a scorrimento veloce N-11. Rifiatiamo a 10 km dalla fine della tappa quando ritroviamo il mare. Nelle gambe la stanchezza, nella testa Barcellona. Curiosità: Calella è conosciuta come “Calella dels alemanys” (Calella dei tedeschi) per la presenza numerosa di turisti tedeschi nel periodo estivo.
Curiosità: dal valico di Coll dels Belitres passarono nel febbraio 1939 circa 100.000 rifugiati spagnoli in fuga dal regime fascista di Francisco Franco che sarebbero stati i precursori della lotta antifascista in Europa.

11 | Calella – Barcelona
Quinta tappa di mare, ultima del viaggio. Barcellona è a 50 km circa. Saliamo in sella alle ore 11. La costa ci scorre accanto talmente veloce che non riusciamo focalizzarne un punto preciso, bensì un continuum. Alle 12.40 varchiamo il confine della città e proseguiamo a ritmo più lento sulla ciclabile lungo la spiaggia fino al Porto Antico (Port Vell) quindi imbocchiamo Les Rambles per arrivare simbolicamente in Plaça de Catalunya. Sono le 13.40 circa del 16 luglio e ci stringiamo in una foto ricordo con le nostre inseparabili bici. Ce l’abbiamo fatta, un sogno è diventato realtà. Chissà che Barcellona ne ispiri altri.
Curiosità: nel 2015 Barcellona si è piazzata all’11°posto nella classifica delle 20 città mondiali più a misura di ciclismo urbano stilata dalla Copenhagenize Design Co, autorevole società danese di consulenza nel design urbano.
Nelle edizioni 2011 e 2013 si era classificata al 3° e 17° posto.

I numeri non riescono, con la loro staticità, a tradurre
il movimento di sensazioni e di emozioni, spesso in contrasto tra loro,
provate sia nel corpo sia nell’animo:
fatica e felicità, calura e frescura, lentezza e velocità, leggerezza e serietà,
sete e sazietà, già visto e novità..

3 biciclette – 11 giorni – 3 paesi europei attraversati – 1083 km – 20km/h

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