Primo romanzo per Mario Alzati

“Le morose del segretario del fascio di Olonia”

Dopo diversi libri di storia locale – tra i quali ricordiamo “Alla ricerca delle radici” (2009), “Come eravamo” (2012) e “Giuseppina e le donne di Gorla Maggiore” (2014) – Mario Alzati lo scorso maggio ha pubblicato presso l’editore Pietro Macchione “Le morose del segretario del fascio di Olonia”, romanzo ambientato nel 1936 nel piccolo paese di Olonia.
Lo abbiamo incontrato e intervistato.

Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

L’idea è nata quasi per scherzo tra me e una mia ex collega che insegna alle scuole medie di Gorla, la prof.ssa Lara Mantovani. Dopo la conclusione del mio ultimo libro sulle donne con tono scherzoso mi disse: “il prossimo però non deve essere più un libro di storia ma un romanzo”. Al che le risposi: “ma che romanzo scrivo?”.
“Racconta quella storia di cui mi hai parlato..”, mi disse. La storia è quella dello scontro tra il segretario del fascio e il curato. Al momento la presi come una battuta, però con il passare dei giorni la cosa iniziò a frullarmi nella testa. Un pomeriggio mi misi a scrivere le prime due pagine. La cosa mi parve funzionare, così ne scrissi altre dieci e iniziai a mostrarlo ad alcune persone. Queste mi incitarono a continuare e così ne uscì il romanzo.

Ha già scritto dei libri di storia locale: qual è stata la differenza nello scrivere un romanzo?

Secondo me è più difficile e richiede maggior rigore scrivere un libro di storia. Perché per ogni documento storico vanno fatte tutte le opportune ipotesi e verifiche. Nel romanzo, invece, pur a fronte di documenti storici, io faccio quello che voglio. Per esempio, a molti fatti documentati ho cambiato il contesto e li ho inseriti nella mia narrazione.
L’altra differenza è che mi sono divertito molto a scrivere questo romanzo. A volte mentre scrivevo mi veniva da ridere. A chi mi leggeva in anteprima chiedevo: “ma non è che scrivo della cavolate?”. Al che mi rispondevano: “ma no, sono cose simpatiche, vai avanti!”. Così ho continuato.

C’è poi la questione del confine tra ciò che è storia e ciò che è romanzo. Tanti di coloro che sono nati o cresciuti a Gorla incontreranno dei nomi familiari. Penso all’onorevole Dell’Acqua o alla famiglia Bernasconi …

L’onorevole Carlo Dell’Acqua è una figura storicamente fondata e legata a Gorla perché è il deputato autore della proposta di legge che ha portato all’autonomia il Comune. Nel caso della famiglia Bernasconi, invece, non mi riferivo a nessuna famiglia in particolare. Ho preso un nome diffuso a Gorla per cercare di scrivere una storia realistica. Olonia chiaramente non esiste, però si possono individuare persone e situazioni che rimandano al nostro paese. Alcuni elementi sono di carattere storico, altri sono aneddoti della tradizione popolare, raccontati nelle case e bar e tramandati a voce.

Nel romanzo c’è poi un terzo livello, più “umano”, legato alle debolezze dell’uomo. Può essere un’ulteriore chiave di lettura?

Ci sono diversi livelli. Il livello dei grandi eventi storici documentati, come la guerra di Etiopia. Un secondo livello, quello delle donne del paese che spettegolano al pozzo, ad esempio. Questi piccoli elementi volevano essere dei modi per raccontare com’era la vita quotidiana in quel tempo. C’è poi però un terzo livello più profondo. Chi è questo segretario? È un piccolo politico di provincia in tempo di dittatura. Un uomo che perde il rapporto con la realtà e non sa più quali sono i suoi limiti. Non distingue più la sua vita privata dal ruolo pubblico. Il libro ha due chiavi di lettura possibili. Una è quella di essere una storia godibile e divertente. L’altra è quella di leggerlo in modo più serio, andando ad interrogarsi sul rapporto tra il potere ed il suo esercizio quotidiano.

Per quanto riguarda la vicenda centrale del romanzo, cioè lo scontro tra segretario e curato?

Questa è documentata. Le due lettere raccomandate che io cito sono forse uno degli elementi più realistici del libro.
Nel senso che io ho letto le due raccomandate che il segretario politico ha mandato al curato.

La vedremo cimentarsi con un altro romanzo?

Mi sono divertito molto a scriverlo, così come mi sto divertendo ora a presentarlo nelle librerie. Non ho esaurito quello che si potrebbe raccontare con questo tono scanzonato sul passato della nostra provincia. La nuova idea che ho in cantiere è quella di un romanzo in cui si intrecciano le vicende raccontate ad una coppia di emigranti dal sud a Olonia nella primavera del 1940, a poche settimane dall’entrata in guerra dell’Italia.

 
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