Quando ci batteva forte il cuore

I Consigli di… Riccardo

Parliamo di un libro particolare, di quelli che ti restano impressi nel cuore, di quelli che non ti lasciano indifferente ma al contrario cominciano a far parte di te, della tua vita, della tua coscienza e del tuo modo di essere.

Stefano Zecchi, autore di questo romanzo, ambienta la propria storia a Pola, alla fine del 1945.
La seconda guerra mondiale è ormai finita, ma non per i cittadini dell’Istria: qui infatti è molto attivo il regime comunista che vuole annettere al proprio territorio questa parte di Italia orientale.
Esso agisce imponendo le proprie bandiere per le vie delle città, il croato come lingua ufficiale nelle scuole e con una feroce attività poliziesca nei confronti di oppositori politici e ribelli. In questo clima cresce Sergio, un bambino che come tanti altri della sua età vive solo con la madre dal momento che i padri si trovano al fronte a causa della guerra. Sua madre, Nives, spinta da un profondo amore patriottico non accetta il regime comunista, si espone troppo e finisce al centro dei sospetti croati e per questo sarà costretta a lasciare Pola. Nel frattempo il padre di Sergio torna dalla guerra, ma il rapporto con il figlio risulta essere sempre molto freddo e distaccato.

Il governo agisce senza pietà nei confronti di coloro che non vogliono collaborare e veniamo qui a contatto con una durissima realtà, quella delle foibe: si tratta di fosse, vere e proprie voragini rocciose usate inizialmente come discariche; in seguito i soldati croati iniziano a gettare all’interno di esse i corpi delle proprie vittime italiane, legandole una all’altra con fili di ferro in modo che non fossero in grado di fuggire, portandole sul bordo del precipizio, fucilando quindi i primi, in modo che trascinassero nel baratro anche tutti gli altri ancora vivi. Per sfuggire a tale orrore il padre di Sergio decide di intraprendere una fuga disperata con il figlio alla volta di Venezia.
Un bambino legato affettivamente alla figura materna, si ritrova a dover affrontare una fuga dal mondo con un padre sconosciuto. Da qui nasce un rapporto stupendo, che va rafforzandosi dopo ogni difficoltà. Il padre sconosciuto diventa l’unica ancora di salvezza per il bambino, il bambino diventa la ragione della fuga per il padre. Questa struttura diventa la chiave della storia, un padre che vuole proteggere il futuro del proprio figlio regalandogli speranza, e un bambino che nonostante la giovane età tenta di essere forte davanti alla crudeltà del mondo e all’abbandono della madre. Alla fine sta a noi immedesimarci in Sergio: saremmo capaci di perdonare la madre che per i propri ideali politici mette a repentaglio la vita della propria famiglia?
Che visione avremmo noi di un padre che da perfetto sconosciuto diventa l’unico nostro riferimento?
Consiglio vivamente questo romanzo perché oltre a portare avanti questo meraviglioso rapporto tra padre e figlio nel corso di tutta la narrazione, è portatore di verità storiche che spesso non sono conosciute.

“Quando ci batteva forte il cuore” – Stefano Zecchi 2010

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