Risvegliare la nostalgia di Dio

Il desiderio di Don Valentino

Sono già passati tre mesi da quando Don Valentino ha iniziato il suo mandato come parroco nella nostra comunità, dimostrandosi fin da subito attivo, con idee chiare e concrete su diversi fronti della nostra parrocchia. Don Valentino è stato ordinato sacerdote l’8 giugno 1996 dal cardinale Carlo Maria Martini. Prima di essere nominato parroco di Gorla Maggiore, è stato coadiutore nella parrocchia di Borsano, parroco della pastorale di Caglio, di Rezzago e di Sormano.

Sabato 10 ottobre è stato per Gorla un giorno di grande festa: il giorno dell’ingresso ufficiale di Don Valentino! Tante persone hanno partecipato al corteo festoso che, partito dalla chiesa di San Vitale, ha accompagnato il nuovo parroco alla piazza dove il Sindaco ha rivolto, a nome di tutta la comunità, i saluti e gli auguri di “buon cammino e di buon operato”.

In seguito, Don Valentino ha celebrato la messa con il rito della presa di possesso della parrocchia. La giornata si è conclusa con la cena in Oratorio, in un clima di festa e di gioia per tutti i gorlesi.

Come previsto dalla Liturgia, durante il rito della presa di possesso il Vicario Episcopale ha consegnato a Don Valentino 7 segni riguardanti la missione del parroco. Noi della redazione abbiamo chiesto a Don Valentino di raccontarci i ricordi e le sensazioni che essi evocano in lui ed ecco cosa ci ha risposto!

Il Battistero

Quando mi è stato consegnato il Battistero mi è subito venuto in mente il volto dei primi bambini che ho battezzato ed ho visto crescere, ora diciannovenni e adolescenti che iniziano ad affrontare le fatiche della vita. Il Battistero, quindi, ricorda il mio impegno a far sì, che le persone che ho fatto diventare figli di Dio, possano sempre avere nella vita, come punto di riferimento, Colui che dal giorno del Battesimo hanno iniziato ad amare.

Le chiavi delle campane e le chiavi della chiesa

Le campane fanno riecheggiare nelle mie orecchie un suono gioioso e piacevole che richiama a qualcosa di importante. Le chiavi della Chiesa mi ricordano che quest’ultima è la mia prima “Casa” e una reminescenza del mio passato: quando cercavo il mio vecchio parroco, avevo la certezza di trovarlo proprio lì. Non è semplice, ma un mio grande desiderio è che la Chiesa diventi la prima casa.

La stola e le chiavi del tabernacolo

Questi due segni mi hanno ricordato che sono sacerdote per Gesù. Quando ero piccolo osservavo il mio parroco che frequentemente pregava in ginocchio davanti al tabernacolo e mi chiedevo che cosa ci fosse di così importante in quel luogo.  Da questo è nato il mio desiderio di voler stare sempre di più accanto a Gesù e di diventare prete. Nello svolgere il compito di sacerdote e parroco non dimentico mai il mio desiderio e obiettivo per questa parrocchia: mi piacerebbe poter risvegliare la nostalgia di Dio nelle persone che mi sono state affidate.

L’Evangeliario

Con la consegna dell’evangeliario ho ripensato ad uno dei miei impegni principali: far conoscere le parole che Gesù ci ha lasciato per poterlo riconoscere, amare e seguire.

L’Evangeliario richiama la mia attenzione su una pagina del Vangelo che in questo momento sento vicina, cioè quella in cui viene detto che chi lascia tutto per seguire il Signore riceve il centuplo. Non è mai facile lasciare una parrocchia e delle persone che ti vogliono bene per andare in un altro posto nel quale non conosci nessuno. Proprio in questo periodo sto sperimentando l’autenticità di quella pagina che ho citato poco fa. La vedo concretizzarsi nell’affetto, entusiasmo con cui sono stato accolto, nella disponibilità che fin da subito mi è stata dimostrata.

Gli Oli Santi

Sono un segno essenziale nella mia vita perché mi ricordano che sono sacerdote per salvare le persone. Gli oli sono infatti necessari per amministrare i Sacramenti che, attraverso le mie mani e quelle di altri sacerdoti, possono per volontà di Dio salvare tutta l’esistenza.

Il confessionale

Questo segno mi ricorda la grande responsabilità dell’essere sacerdote. Nel confessare sei chiamato a dirigere una persona, a dare un giudizio, a indicare ciò che è bene e ciò che è male. Ciò richiede di essere docile a Dio per non rischiare di dire quello che uno pensa, invece che dire quello che Dio direbbe a quella persona in quel momento. Personalmente il confessionale mi rievoca il momento in cui io mi confesso e la gioia che provo dopo aver ricevuto l’assoluzione perché mi sento più libero, più leggero: capisco di essere ritornato come al giorno del battesimo.

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