Saluto a Don Giuseppe e Don Fabio

Il momento del saluto ad un parroco è sempre delicato per una comunità, perché il sacerdote non ‘lavora’ in un ufficio, ma è testimone di vita, fratello e padre nella grande famiglia che è una Comunità. Quello che ci si deve ricordare è che egli è un ministro di Dio, segno e strumento della sua Grazia e della sua Parola.

Dire grazie ad un sacerdote è dire grazie a Dio per essersi preso cura del suo gregge, attraverso una persona, un volto, una voce, un cuore ben precisi.

Il cambiamento, da momento di delicatezza diventa opportunità per il futuro. E’ allora più facile, sollevato l’animo dalla naturale emozione, voltarsi indietro e dire grazie a coloro che hanno animato, nel nome del Signore, la nostra comunità.
Penso a Don Giuseppe, che ha sposato molti concittadini, battezzato molti dei nostri figli, che li ha preparati alla prima Comunione e poi alla Cresima, che conosce a memoria i numeri civici dei suoi parrocchiani, sempre presente e sempre disponibile, pronto ad attenderci paziente per renderci certi nella confessione, se solo lo vogliamo, del perdono di Cristo, come ci ha ricordato Papa Benedetto nella preghiera per l’anno sacerdotale.
Penso anche a Don Fabio, il prete della carità, dell’educazione e della cultura, ma soprattutto il prete dei giovani e per i giovani, il sacerdote che ha contribuito in questi anni in maniera determinante a far crescere l’oratorio, l’uomo che con coerenza evangelica ha saputo “dare” e “chiedere” ai nostri ragazzi e che ha sempre saputo mostrare loro, con sapienza e pazienza, la Via con la ‘V’ maiuscola.

Entrambi ci hanno insegnato che cosa significhi vivere per Dio, con Gesù e per i fratelli; entrambi chiari esempi di dedizione, pur con i loro mille difetti umani. Questo loro esempio, sicuramente spirituale ed ecclesiale, ma anche sociale e civile, ha portato spesso molti di noi a pensare quale sia il nostro ruolo nella comunità civile e parrocchiale, a domandarsi in maniera concreta e precisa “io cosa posso fare?”.
Ed è una domanda fondamentale in un momento difficile per l’Italia e per Gorla Maggiore sotto tanti punti di vista. Ma dalla risposta che sapremo dare a questo interrogativo, dall’insegnamento che abbiamo saputo trarre in questi anni, dipende e dipenderà il futuro della nostra comunità.
Non mi rimane che porgere un grande abbraccio a Don Giuseppe e a Don Fabio a nome di tutta la comunità, a nome dei presenti e degli indifferenti, a nome dei malati che non possono essere qui oggi.
Quello che vi rivolgo, è un arrivederci perché, per fortuna, la vostra nuova destinazione non è lontana e la porta di Gorla per voi sarà sempre aperta. Concludo con un’accorata richiesta: nelle vostre preghiere continuate a ricordarvi della nostra e vostra Gorla Maggiore.

IL SINDACO DI GORLA MAGGIORE
Pietro Zappamiglio
 
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